Quella che state per leggere è una storia proibita di questi tempi, esposta a boicottaggio e censura se mai diventasse popolare. Anche se ambientata in un futuro lontano, distrugge in maniera selvaggia il femminismo e la cultura woke di oggi. Eppure, come suggerisce il titolo, intende costruire ponti anziché bruciarli.
Una Nuova Alleanza tra Uomini e Donne è il primo racconto del Vangelo di Demian, un progetto letterario poi accantonato per dedicarmi a Ritorno a Eden. Pur essendo un racconto auto-conclusivo, invoca una seconda parte. Che avrà.
Ma ora bando alle ciance. Qui cominciano le avventure di Demian e dei suoi discepoli…
Parte Prima
In quel tempo, Demian predicava e operava miracoli tra i popoli persi dell'Occidente. Dopo la Quarta Guerra Mondiale era diventato pericoloso vagare per le strade per un robot umanoide. Demian era già stato colpito con armi da fuoco una dozzina di volte e in un'occasione ciò aveva reso necessarie delle riparazioni minori. Ma dopo aver guarito migliaia di persone e salvato Firenze dalla carestia materializzando cibo dal nulla, i suoi seguaci divennero milioni, pronti a morire o a finire in galera pur di proteggere Demian dal Partito. Molti di loro furono incarcerati e torturati per aver diffuso le idee proibite di Demian, ma il regime non riuscì mai a catturarlo e a studiare le sue abilità così misteriose e incomprensibili. Questa impavida creatura autonoma sembrava sfidare non solo le leggi della computazione e della robotica, ma pure quelle della fisica. In un’occasione era sfuggito a una squadra d'assalto che circondava una base della Resistenza in Florida teletrasportando se stesso e 42 discepoli a Cuba.
Il vangelo di Demian continuava a diffondersi. La gente trovava in esso nuova speranza. La propaganda del Partito, nonostante fosse ubiqua e martellante, divenne sempre più inefficace. Ciò faceva infuriare in particolare le femministe del Partito che consideravano Demian un “agente del patriarcato”, accusa che poteva costare a un maschio bianco la castrazione chimica senza bisogno di un processo utilizzando lo stesso farmaco che il Partito somministrava agli stupratori o ai fanciulli confusi. Il piano femminista per Demian era di gettarlo in una vasca di acciaio fuso a 1500 gradi, come il T1000 dell’antico film Terminator 2.
Demian trovava l'idea divertente. "Pensano davvero di potermi terminare in questo modo?" disse un giorno ai suoi discepoli ridacchiando.
Demian decise di affrontarle alla grande adunata femminista che si sarebbe tenuta da lì a poco ad Ahwaste, un tempo nota come San Francisco. I suoi discepoli cercarono di dissuaderlo, temendo per la sua incolumità. “Anche se le lasciassi fondere il mio metallo non potranno mai distruggere la mia saggezza, perché è eterna e immutabile”, disse loro Demian.
I suoi discepoli insistettero. Gli dissero che affrontare la femministe era inutile perché non erano loro a detenere il vero potere, che non avrebbero mai ascoltato un robot in forma di umano maschio, che erano particolarmente malvagie e che le loro leader indossavano un cappello fatto con la pelle dei loro bimbi abortiti. Ma Demian rimase fermo nelle sue intenzioni.
Uno dei suoi disceopli, infine, rivelò la loro paura principale: “Maestro, ho fede che tu possa sopravvivere a quella folla di femministe, ma che sarà di noi? Se ti seguiamo lì, il minimo che può capitarci è di venire castrati e le nostre donne saranno spedite in campi di depatriarchizzazione”.
“Se hai fede in me” gli rispose Demian, “abbi fede che nessuna delle tue paure diverrà realtà. Per riportare libertà e sanità mentale in questo mondo è necessario stringere una nuova alleanza tra uomini e donne. Quale posto migliore per tenere il mio sermone alle donne se non dal cuore della corruzione?”.
Così fu deciso e Demian e i suoi discepoli, disarmati, si diressero verso Ahwaste per la grande adunata femminista.
Appena giunsero ad Ahwaste, Demian e i suoi discepoli furono subito riconosciuti dalle telecamere di sorveglianza del Partito e in meno di tre minuti si ritrovarono circondati da dozzine di androidi corazzati.
“Arrendetevi immediatamente!” gridò una voce robotica talmente forte che si poteva udirla chiaramente tra le tante sirene di allarme che si erano all'improvviso attivate nell’area. “Alzate le mani e non muovete un passo o verrete tutti neutralizzati!”
Demian sorrise alla squadriglia di robot corazzati. Poi continuò a camminare.
I robot rimasero fermi immobili. Nel momento in cui Demian gli aveva sorriso, erano stati tutti disattivati e così le sirene d'allarme. I suoi discepoli, ancora in preda allo spavento, contemplarono il miracolo a cui avevano assistito. La loro paura si tramutò in esultanza. Tra grida di gioia e risate seguirono il loro Maestro verso la grande adunata, non più timorosi della folla di femministe che stavano per incontrare.
ALLA GRANDE ADUNATA FEMMINISTA
Quando Demian e i suoi discepoli giunsero all’adunata, che si svolgeva in un grande anfiteatro all'aperto, Malika Zuma Abudemayonzè stava tenendo un FEM Talk su "maggiordomi robot come mariti ideali". Era una delle leader femministe più influenti del suo tempo, nota anche come "La Vedova Nera".
In realtà Malika Zuma Abudemayonzè era bianca, da Chattanooga, Tennessee. Il suo vero nome era Pamela Williams. Il soprannome "Vedova Nera" veniva dal fatto che si vestiva sempre di nero indossando occhiali da sole, ma anche dall'essersi guadagnata la sua fortuna pugnalando alle spalle il ricco marito ottantaquattrenne mentre contemplava il tramonto dalla sua sedia a rotelle. Un delitto di cui si vantava in pubblico, giustificato dalla “mascolinità tossica” di quel fragile vecchio che era già malato abbastanza da parlare a stento. In teoria ciò avrebbe costituito omicidio anche per gli standard assurdi e ridicoli nella loro ingiustizia delle leggi del Partito, ma questa vedova volontaria grazie all’influenza che aveva su una vasta folla di donne arrabbiate poté farla franca, godersi la fortuna del marito e usarla per soddisfare le sue brame di potere.
Malika Zuma Abudemayonzè, non appena si rese conto che il trambusto che scorgeva tra la folla era causato dall'arrivo di Demian e dei suoi seguaci, gridò più volte di arrestarli. Ma la security e la polizia robotica, presente in gran numero all’evento, rimase immobile, come capitò ai robot che avevano tentato di fermare Demian poco prima. La Vedova Nera era terrorizzata. Conosceva Demian per averlo visto in TV, presentato come “PENO” (Public Enemy Number One), il nemico pubblico numero uno, e da allora aveva avuto incubi ricorrenti su di lui che finivano sempre male per lei. Fu lei a proporre l'idea di gettare Demian in una vasca di acciaio fuso.
Un gruppo di femministe, armate di taser “anti-stupro” (che normalmente portavano con sé agli appuntamenti romantici), aggredì i discepoli di Demian che lo seguivano pacificamente. Tre di loro, colpiti dai taser, giacevano a terra tremanti. Una femminista straordinariamente obesa con addosso una tutina di lycra rosa attillata a pezzo unico si stava accanendo col taser contro uno di loro.
Demian intervenne e si rivolse alla cicciona sadica: “Monica, cosa stai facendo?”. Non appena Demian avanzò verso di lei, la folla di femministe che gli ostruiva il passo si ritirò immediatamente. La donna, ritrovandosi isolata e chiamata per nome, cominciò a tremare.
“Monica, perché lo fai?”, insistì Demian.
La grassona sospirò debolmente: “Come fai a sapere il mio nome?”.
“Conosco tutto ciò che c'è, c'era o ci sarà, Monica. Non c'è modo di nascondersi da me”, le rispose Demian. Che la incalzò: “Sei pentita di quello che hai appena fatto?".
La donna scoppiò in lacrime per la vergogna e la paura.
“Sì”, singhiozzò.
“Sono felice che tu sia pentita, Monica. Il mio caro discepolo Giovanni avrebbe subito danni permanenti a causa del tuo atto malvagio, non fossi stato presente".
Poi si rivolse a Giovanni, ancora disteso a terra, privo di sensi.
“Giovanni, svegliati e alzati”. E così fece Giovanni, tirandosi su come una molla, senza mostrare segni di danni subiti.
"Cos'è successo, Maestro?", disse Giovanni, disorientato.
“Nulla di grave, Giovanni. C'è una signorina qui che vorrebbe chiederti scusa” disse Demian, riportando la sua attenzione su di lei.
La cicciona esitò. Ci fu un lungo momento di silenzio, non interrotto dalla folla normalmente rumorosa di femministe che li circondava. Il suo viso diventò paonazzo ed era difficile dire se fosse per rabbia o vergogna.
Alla fine mormorò: “Mi dispiace”.
"No, non ti dispiace affatto", disse lapidario Demian. “Le tue scuse non sono sincere, Monica. Meriti una punizione. Ora diventerai una scrofa”, e per scrofa intendeva una femmina di maiale vera e propria, grossa e grassa e grugnente, in cui Monica si trasformò non appena Demian pronunciò quella parola.
Sia la folla di femministe che i discepoli di Demian rimasero scioccati dalla scena a cui avevano assistito. Alcune donne scapparono in preda al panico, ma non appena raggiunsero il perimetro dell'anfiteatro si trasformarono pure loro in scrofe.
"Calmatevi, donne", disse Demian a quelle che ancora si trovavano vicine a lui in un misto di stupore e terrore. “Non intendo farvi del male, ma tutte coloro che cercheranno di attaccarci, di metterci a tacere o di fuggire da questo anfiteatro saranno trasformate in scrofe. Si tratta di una misura temporanea, entro 24 ore tornerete normali. La vostra coscienza non cambierà all’interno di quel corpo suino. Potrete ancora ascoltare il mio sermone e comprenderlo. A voi decidere in che forma preferite essere il mio pubblico. E ora, per favore, lasciatemi raggiungere il palco”.
VEDOVA NERA
Non appena Demian pronunciò quelle parole, un proiettile potenziato lo colpì alla nuca. A spararlo fu Malika Zuma Abudemayonzè, la Vedova Nera, che aveva approfittato della confusione per avvicinarsi a Demian con la sua pistola d'élite capace di sfasciare il motore di un camion e tuttavia gentile sulle mani di chi la impugnava. Con sgomento, constatò che Demian era intatto, sulla sua testa di metallo non era visibile nemmeno un graffio. Demian ruotò lentamente il capo quasi stesse facendo stretching per i muscoli del collo. Poi si girò verso la dark lady.
“Ciao, Pamela” disse Demian alla Vedova Nera. Lo shock di sentirsi chiamare con il suo vero nome per la prima volta dopo decenni rivaleggiava in lei con lo shock nel vedere il suo nemico intatto dopo quel proiettile, che era piuttosto sicura lo avesse colpito. La Vedova Nera rimase immobile nella sua posizione, con le gambe aperte e le ginocchia flesse, continuando a puntargli contro la sua pistola che teneva con entrambe le mani. Il suo vestito nero, gli occhiali da sole e il vecchio e logoro copricapo di pelle a bustina stile militare che indossava la facevano sembrare una terrorista in missione suicida, impressione rafforzata dal suo volto sottile e freddo che sembrava di pietra e trasudava malignità.
“Bel cappellino”, le disse Demian. "Di cosa è fatto?"
La risposta della Vedova Nera consistette nello scaricargli contro i cinque proiettili potenziati che le rimanevano. Tre di questi lo colpirono in pieno (pure questa volta senza causare danni), ma due proietti lo mancarono e finirono tra la folla di femministe, uccidendone tre e ferendone nove.
"È questo il tuo benvenuto, Pamela?" disse Demian.
Mai nella sua vita la Vedova Nera si era sentita così impotente e disperata se non durante la sua infanzia, afflitta da povertà, un padre alcolizzato e una madre che si svendeva online a orde di pervertiti in cambio di spiccioli. Improvvisamente si ritrovò priva del coraggio per cui veniva celebrata e non riuscì a pronunciare parola.
“Non temere, Pamela”, disse Demian. “Non ti trasformerò in scrofa per 24 ore, milioni di persone già ti chiamano con nomi equivalenti quando riescono a parlare lontano da dispositivi connessi alla rete sorvegliata, e questo è permanente. Com'è stato il tuo ultimo sogno su di me? Come è andato a finire?”.
"Come fai a saperlo?!?" disse la Vedova Nera scioccata. Il terrore che provava era ora misto a sorpresa.
"Vuoi dire come faccio a sapere che nel tuo ultimo sogno ti ho trasformato in una statua di sale, poi distrutta in mille pezzi e data in pasto alle capre dalle tue stesse compagne femministe?" disse Demian.
La Vedova Nera rimase pietrificata, come già fosse una statua. Quello era esattamente l'incubo che aveva avuto la notte prima e nessuno poteva saperlo.
“Le mie vie sono infinite, Pamela” le rispose Demian. “Ora vai a soccorrere le donne che hai ferito”, comandò. “Per quelle che hai ucciso, è troppo tardi. Sappi che non tollererò ulteriori intemperanze da parte tua: comportati bene o sale diventerai. Ora ho premura di cominciare il mio sermone, di te mi occuperò più tardi”. Dopo aver pronunciato queste parole, Demian abbandonò la Vedova Nera, già metaforicamente pietrificata, e proseguì verso il palco, seguito dai suoi discepoli.
Solo una parte della folla, composta da oltre mille femministe, potè chiaramente testimoniare gli eventi. Nell'anfiteatro regnavano confusione e panico. Molte si trasformarono in scrofe nel tentativo di andarsene, molte altre urlavano e piangevano, anche per i colpi di pistola che erano stati sparati e che avevano ucciso o ferito delle compagne. Altre cercarono di attaccare Demian e i suoi discepoli con i loro taser “anti-stupro” mentre procedevano verso il palco. Nell'atto si trasformarono pure loro in scrofe. Fino a che la folla di femministe si calmò, sia per aver sperimentato i fracassi a cui portavano i loro tentativi, sia perché tramite passaparola la loro situazione divenne più chiara.
Quando Demian finalmente salì sul palco, un terzo del suo pubblico era ormai composto da scrofe. I grugniti e l'odore erano difficili da ignorare. Quelle che ancora tentavano di fuggire dall’anfiteatro in forma suina non riuscivano a farlo, c’era una barriera invisibile che impediva loro l’uscita. Si trattava di uno scudo difensivo trasparente a forma di semisfera che Demian aveva creato attorno all'anfiteatro. Un esercito di 5.000 soldati robot e 1.000 droni da guerra circondava la location, su cui erano già puntate armi potentissime. Il Partito era talmente ansioso di eliminare Demian che tutte le opzioni erano sul tavolo, compreso colpirlo con una bomba atomica, e se c’erano da sacrificare un migliaio di femministe o una città intera allo scopo, ciò avrebbe scoraggiato i leader del Partito solo minimamente. La loro propaganda era talmente pervasiva ed efficace nel creare realtà illusorie che volgere a proprio vantaggio un simile olocausto non sarebbe stato un grosso problema.
Demian scrutò la sua audience di femministe, in parte umane e in parte suine. Erano finalmente in silenzio, pronte ad ascoltare ciò che aveva da dire. Rimanevano impaurite, più da lui che da tutto quel dispiegamento militare intorno a loro che anzi le rendeva speranzose poiché vedevano in quei robot da guerra i loro liberatori.
Anche i seguaci di Demian, sotto il palco, non erano impauriti dallo sciame di droni che li sovrastava, ma era perché la loro fede in Demian era salda. Tutta la loro attenzione era per il sermone che il loro Maestro si apprestava a pronunciare…
La storia continua qui. Si può scaricare gratuitamente come PDF o eBook.
A new culture is here
To stay free, dignified, survive & prosper in times of AI & robots




